Green Paradox



Il progetto Green Paradox nasce durante la residenza artistica Swit a Göteborg nel settembre 2025 e si sviluppa attorno alla figura del Verde di Scheele, un pigmento settecentesco di straordinaria brillantezza ma dalla natura intrinsecamente tossica. Scoperto dal chimico Carl Wilhelm Scheele presso l’antica farmacia Apoteket Enhörningen (la “Farmacia dell’Unicorno”), questo colore diventa il fulcro di un’indagine visiva che esplora il paradosso tra bellezza estetica e pericolo invisibile.

L’opera si configura come un’archeologia cromatica in cui immagini d’archivio e fotografie contemporanee si intrecciano per tracciare una linea sottile tra storia della scienza, mito e trasformazione della materia.

Il controcampo essenziale di questa ricerca è la città di Göteborg, eletta “città più verde d’Europa”: un polmone urbano dove la natura esprime un respiro vivo e rigenerante, ponendosi in antitesi dialettica con la tossicità minerale del pigmento storico.

Attraverso un atto di ascolto fotografico, il lavoro decostruisce il lascito di un colore che interroga ancora oggi il nostro presente. Il risultato è un coro complesso dove la chimica incontra l’ecologia e la memoria si fa immagine, trasformando la storia di un colore in una riflessione poetica sulla fragilità dell’equilibrio tra uomo e ambiente. Il Verde di Scheele diventa così la lente attraverso cui osservare la capacità della natura di persistere e mutare, tra fascino estetico e consapevolezza contemporanea.

Progetto  nell’ambito di Giovane Fotografia Italiana #13 – VOCI / VOICES


BIO

Alice Jankovic

Alice Jankovic (Genova, 1996) è un’artista visuale e fotografa la cui ricerca esplora la complessa relazione tra uomo e natura.

Dopo il Liceo Artistico, è la luce nordica scoperta durante un anno in Svezia a segnare l’inizio della sua indagine visiva. Il suo percorso accademico, iniziato tra le Accademie di Belle Arti di Venezia e Genova, si è consolidato a Milano con un biennio specialistico presso l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF) e approfondito con il corso di Fotografia e Letteratura alla Scuola Jack London, nelle Marche.

Il suo lavoro evolve in una forma di “archeologia visuale” che integra fotografia digitale, analogica e materiali d’archivio. Influenzata dal mito e dallo storytelling, Alice decostruisce l’immagine per ricontestualizzarla in installazioni e progetti editoriali, trasformando lo scatto in uno strumento di indagine sulla memoria. Attraverso un dialogo tra passato e presente, le sue opere interrogano l’impronta umana sul paesaggio, oscillando tra documentazione ed evocazione.